... quali erano i locali dei giovanissimi?
Si è affermata e consolidata l'opinione che il bar Antille fosse, a metà degli anni 60, il punto di riferimento della gioventù tarantina ma questo non corrisponde con i miei ricordi, nè con il tessuto sociale della città né con le abitudini dei tarantini.
La città ed i suoi cittadini in quegli anni erano profondamente diversi dagli attuali. La presenza dell'Italsider non era ancora rilevante (era in fase di avvio) e l'economia della città si basava ancora sui tre pilastri storici: la Marina militare, l'Arsenale ed i cantieri Tosi ed in più l'economia tipicamente locale basata sull'attività della pesca. Era limitata topograficamente alla Città vecchia (i Tamburi erano ancora un piccolo agglomerato di case sparse tra gli ulivi), ed al Borgo con il confine verso sud est rappresentato da Via Falanto, Via Aristosseno e Via Dario Lupo. La città era una qualunque piccola e tranquilla cittadina del Sud di quegli anni con i ragazzi a scuola e gli adulti alle prese con il lavoro. Una città ed un'epoca completamente diversi quindi e che aveva in Via di Palma e via D'Aquino le due strade di riferimento per tutti, il cosiddetto salotto della città. Qui si ritrovava la sera (non molto tardi) tutta la città, adulti e ragazzi, e per noi ragazzi il punto di riferimento era ... la Dreher!!!
Come dimenticare il profumo ed il sapore dei suoi panzerotti e delle sue pizze consumate sui suoi enormi tavoli di legno avvolte in carta alimentare e fatte sicuramente con vera farina e vera mozzarella? Qui ci si incontrava tutti, approfittando anche dello scarso traffico di allora e della possibilità di utilizzare come spazio di conversazione tutta la piazza Maria Immacolata.
Certo forse qualcuno frequentava il bar Antille ma sicuramente noi ragazzini dell'epoca non avevamo la disponibilità economica per sederci ai tavolini di un bar per consumare qualcosa (la paghetta questa sconosciuta ... negli anni 60).
Il bar Antille compare effettivamente come uno dei luoghi-simbolo della Taranto beat in un libro dedicato proprio a questa scena musicale, "Seduti in quel caffè sognando Liverpool" di Claudio Frascella, presentato nel 2015 a Confcommercio Taranto con la partecipazione di molti protagonisti dell'epoca (tra cui Mimmo Sportelli dei 4 del Sud). Il libro colloca il bar Antille lungo Via D'Aquino insieme ad altri punti di ritrovo come il Royal Bar, "La Sem" e "La Raquette", quindi la versione dei fatti (un punto di riferimento reale ma non "il" punto di riferimento esclusivo, specie per chi non aveva disponibilità economica per un bar) trova conferma indiretta: evidentemente era un ritrovo per un pubblico più adulto/abbiente, mentre i ragazzi si organizzavano altrove, esattamente come raccontato con la Dreher.




















Commenti